Non c’è un modo migliore di festeggiare questo compleanno se non aver ascoltato il disco tutto il giorno.
27 agosto 1991 esce uno dei migliori esordi discografici di sempre. TEN dei Pearl Jam.
Da dove cominciare a raccontare un album che insieme a Nevermind dei Nirvana è considerato “il canone” della musica di Seattle, quello che poi i giornalisti avrebbero definito Grunge.
Il modo più semplice è quello di parlare della tracklist, quello un po’ più forbito potrebbe essere partire dai singoli che lo hanno catapultato nella storia. Ma io voglio farlo in modo del tutto personale, a partire da una storia.
Estate 1994, prima metà di agosto, Paros. Un gruppo di ragazzi stanno passeggiando al tramonto tra il lungo mare e il porto. Ci sono due giovani con due chitarre seduti sul marciapiede, hanno un piccolo gruppo di ascoltatori intorno a loro. La voce in lontananza è possente, sembra che sia, ma non può essere…quel gruppo di ragazzi si avvicina sempre di più ai musicisti. La voce è inconfondibile, ma non sta cantando brani noti, stanno suonando canzoni che “i nostri” non conoscono, finché non inizia quella che diventerà l’inno di una generazione. I due giovani uomini, sulla trentina, iniziano a suonare ALIVE è come se il tempo si fermasse lì.
Tutte le persone intorno smettono di respirare durante la strofa e all’unisono liberano un grido:
“…Oh I, oh, I'm still alive
Hey, I, I, oh, I'm still alive
Hey I, oh, I'm still alive
Hey...oh...”
Alive, un testo intimo che è diventato di tutti. Un figlio che scopre di essere stato adottato in un modo del tutto inaspettato.
Quella notte non avrà mai più fine, ancora a distanza di 35 anni vibra.
Così come continuano a vibrare il resto delle canzoni contenute nel disco che ha fatto la storia del rock recente.
Undici brani che la band fa fatica a tenere fuori dai live ancora oggi, che a rotazione infila a sorpresa nelle scalette dei tour più recenti.
Porch, Once, Why Go, Oceans, Release, le sto scrivendo a caso così come mi vengono in mente ognuna ha una potenza intrinseca che non può essere raccontata, non sta a me dire cosa ci sia dentro quei suoni, nella voce di Eddie Vedder, le chitarre di Stone Gossard e Mike McGrady, il ritmo è segnato dal basso di Jeff Ament e dalla batteria di Dave Krusen, che non godrà mai di quel successo dal vivo, perché lascerà il gruppo poco prima della pubblicazione del disco, il suo posto sarà preso da Dave Abruzzese fino all’estate del ’94.
Già proprio la stessa estate in cui, i Pearl Jam annullarono il tour americano e si presero qualche mese di pausa prima di tornare in studio per registrare il loro terzo album Vitology.
Quella pausa li portò un po’ in giro per il mondo, ma il mediterraneo li rapì. Garden, Deep, Release, Jeremy, Even Flow, titoli che forse qualcuno potrebbe dire di non ricordare (chiamatemi per dirmelo), ma tutti ricordano Jeremy con quel video straziante che nel 1992 vinse anche quattro Mtv Awards come miglior video dell’anno, miglior video di una band, miglior video rock, miglior regia.
Se non bastasse, dopo tutto questo, chi non si è mai lasciato straziare dalle pene d’amore di Black, canticchiando l’interminabile do-do do, do do-do dooo…
Ascolta Ten dei Pearl Jam:






















