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Il ritorno di un disco fondamentale e il restauro del viaggio visivo di “Echoes”

Ci sono dischi che invecchiano, dischi che diventano classici e dischi che, dopo più di mezzo secolo, continuano a sembrare un invito a spingersi un po’ più in là. “Meddle” dei Pink Floyd appartiene alla terza categoria. Sabato 17 ottobre arriva una nuova edizione in vinile arancione marmorizzato, battezzata San Tropez: un oggetto destinato a fare gola ai collezionisti, certo, ma soprattutto l’occasione per tornare a un album che nel 1971 segnò una svolta decisiva nella storia della band.

La notizia viaggia su due binari, entrambi invitanti: da una parte il vinile colorato, disponibile in pre-order; dall’altra il restauro in alta risoluzione della celebre sequenza finale di “Crystal Voyager”, il film sul surf del 1973 che trova in “Echoes” una colonna sonora quasi inspiegabilmente perfetta. Il video restaurato sarà pubblicato sabato sul canale YouTube ufficiale dei Pink Floyd.

“Meddle”: quando la band comincia a respirare più larga

Pubblicato nel 1971, “Meddle” è il sesto album in studio dei Pink Floyd e uno dei passaggi più importanti tra la stagione psichedelica degli esordi e le grandi architetture sonore che avrebbero caratterizzato gli anni successivi. Il gruppo lo costruì tra un tour e l’altro, sperimentando in studio e lavorando con una libertà che, ricordata oggi da Nick Mason, resta una delle sue qualità più preziose.

Il batterista ha raccontato che la band, in quella fase, si sentiva in gran parte lasciata a se stessa: senza un produttore a imporre una direzione precisa, i musicisti potevano provare, ascoltare e vedere dove li avrebbe portati il suono. I tecnici di Abbey Road, ha ricordato Mason, erano felici di partecipare agli esperimenti. Il risultato è un disco in cui si sente una band che suona anche per il piacere di farlo, senza dover trasformare ogni idea in una dichiarazione programmatica.

La scaletta mette insieme atmosfere diverse: l’apertura pulsante e minacciosa di “One of These Days”, la delicatezza sospesa di “A Pillow of Winds”, il passo corale di “Fearless”, la parentesi solare di “San Tropez” e l’ironia blues di “Seamus”. Poi arriva “Echoes”, che occupa l’intera seconda facciata e allarga il disco fino a farlo diventare un viaggio.


“Echoes”: ventitré minuti fuori dall’ordinario

“Echoes” non è soltanto la traccia conclusiva di “Meddle”: è una delle composizioni che più chiaramente mostrano come i Pink Floyd sapessero costruire una narrazione senza affidarsi alla forma-canzone tradizionale. La musica si muove per sezioni, richiami, aperture e improvvise zone d’ombra. Non ha fretta di arrivare da qualche parte; preferisce farci perdere la misura del tempo, che per un brano di oltre venti minuti è una scelta decisamente coerente.

Il pezzo divenne presto un classico dal vivo. Fu eseguito regolarmente nella prima metà degli anni Settanta, entrò nel film-concerto “Pink Floyd: Live at Pompei”, (Vedi il film concerto ), dove compare diviso tra l’inizio e la fine del film, e tornò in repertorio in diverse occasioni negli anni successivi: durante i primi concerti del tour del 1987, nei concerti di David Gilmour del 2006 e, più recentemente, nelle scalette dei Nick Mason’s Saucerful of Secrets. Non male per una composizione nata da un periodo di sperimentazione e ricerca.


Il surf, George Greenough e l’accordo nato dall’ascolto

La nuova versione restaurata riporta l’attenzione sulla sequenza finale di “Crystal Voyager”, documentario del 1973 diretto da David Elfick e scritto e narrato dal surfista, fotografo e regista George Greenough. Le immagini mostrano l’oceano da una prospettiva allora sorprendente: Greenough aveva progettato e costruito un supporto per cinepresa da circa diciassette libbre, fissato al corpo, che gli permetteva di filmare dall’interno dell’onda. Oggi siamo abituati a vedere action camera fissate praticamente ovunque; all’epoca, quelle riprese erano una piccola rivoluzione.

Greenough cercava una musica all’altezza delle immagini e la trovò quasi per caso. Sua madre gli aveva regalato un disco dei Pink Floyd; ascoltando “Echoes”, capì che quella traccia di circa ventitré minuti coincideva perfettamente con la durata e il respiro della sequenza che voleva costruire. Mancava soltanto il permesso della band.

David Elfick andò a Londra per incontrare i musicisti e spiegò con franchezza che non c’erano soldi per pagare l’utilizzo del brano. La soluzione fu uno scambio creativo: Greenough ed Elfick avrebbero potuto usare “Echoes” nel film, mentre i Pink Floyd avrebbero avuto il diritto di proiettare quelle immagini durante i concerti. Un accordo semplice, reciprocamente entusiasmante e, col senno di poi, felicissimo.

Nick Mason ricordò l’effetto che il film ebbe sulla band quando lo vide per la prima volta durante una tournée in Australia: ne rimasero tutti estasiati. Per lui, vedere un uomo attraversare un’onda con una cinepresa fissata al petto era qualcosa di sconvolgente. Greenough, dal canto suo, ha detto di essere ancora felice che immagini e musica tornino a incontrarsi: a distanza di oltre cinquant’anni, sosteneva, continuano ad apparire e suonare rivoluzionarie.

Un disco da riascoltare, non soltanto da collezionare

L’edizione in vinile arancione marmorizzato San Tropez è una bella notizia per chi ama gli oggetti musicali curati e per chi vuole aggiungere un’altra sfumatura alla propria collezione. Ma il punto non è il colore del vinile: è il disco che contiene. “Meddle” è un passaggio essenziale per capire come i Pink Floyd abbiano imparato a tenere insieme canzoni, ricerca sonora e lunghe forme strumentali senza perdere il senso della melodia.

E “Echoes” resta l’esempio più evidente di questa libertà. Ascoltarla oggi, magari guardando le immagini restaurate di Greenough, significa ritrovare una collaborazione nata senza grandi strategie commerciali, ma dalla semplice intuizione che due linguaggi artistici potessero completarsi. Musica e immagini non si limitano a stare una sopra le altre: sembrano avere imparato a respirare insieme.

Il Luigi Pensiero

Il bello dei Pink Floyd è che riescono a farti perdere la cognizione del tempo senza bisogno di sequestrarti il telefono. Con “Echoes” bastano ventitré minuti, una buona cuffia e magari le immagini di un’onda viste da dentro. Il vinile arancione farà felici gli occhi dei collezionisti; il disco, se gli concediamo il tempo che merita, continua a fare il suo mestiere: spostare un po’ più in là il confine di quello che pensavamo fosse possibile ascoltare.

Il consiglio di Sottopalco è semplice: se “Meddle” manca dalla vostra discoteca, recuperatelo. Se lo conoscete già, rimettetelo sul piatto. E quando arriva “Echoes”, non saltate al brano successivo: per una volta, lasciate che sia il tempo ad adeguarsi alla musica.



Info utili

Nuova edizione: vinile arancione marmorizzato San Tropez, in uscita sabato 17 ottobre 2026. Ascolta l’intero disco

Pre-order: Sito Ufficiale Pink Floyd

Video restaurato: la sequenza finale di “Crystal Voyager” con “Echoes” è stata pubblicata sabato sul canale YouTube ufficiale dei Pink Floyd. Vedi il Video

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