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Scena di Gloria Il Musical al TAM Teatro Arcimboldi di Milano

Gloria il musical, quando le canzoni diventano una storia

2 Novembre 2026

Il ritorno del vinile: perché continuiamo a scegliere l’analogico nell’era dello streaming

3 Novembre 2026

Il fascino del vinile: quando la musica ritrova la sua dimensione fisica

Indovinello. Cos’hanno in comune i nuovi album dei Kings Of Leon, degli U2, di James Blunt e di Elisa? Vero, sono tutte uscite previste a novembre. Ma non era questa la soluzione. Non vi viene in mente nulla? Ok ve lo dico. Per ognuno di essi verrà rilasciata la versione in vinile.

Anno 2026. Nonostante ormai la musica venga quasi completamente fruita attraverso lo streaming, la vendita di giradischi e di vinili in tutto il mondo continua inarrestabile la sua crescita, in gran parte per merito di Millennials e Generazione Z. Cosa rende un polimero plastico con un solco a spirale un oggetto talmente desiderabile da spendere sempre più denaro per possederne uno? Se vi state facendo questa domanda forse non avete mai pianto seduti a terra di fronte allo stilo e la testina, mentre la densità della voce di Peter Gabriel vi sconquassava l’anima con Red Rain o Dolores O’Riordan si impossessava di ogni parte del vostro respiro in Zombie. E credetemi se vi dico che nessuno di questi due brani vi sembrerà più ciò che conoscevate finché non lo avrete ascoltato da un vinile.

Se volessimo scomodare la sociologia potremmo parlare di anemoia, quella nostalgia che a volte si prova per un periodo che non si è vissuto, una sorta di ricerca del tempo perduto. Maffesoli si spinge fino a considerare la quasi sacralità del gesto di estrarre un disco dalla custodia, pulirlo con cura, posizionarlo sul piatto, rallentare l’azione per rendere tutto più consapevole. In un’epoca che sembra ritenere la musica solo intrattenimento il vinile le restituisce la dignità di un ascolto attento, ne recupera la consistenza fisica. Ogni piccola imperfezione diviene intima, qualcosa di strettamente legato al concetto originario di Prima Arte, la mousikē. Soprattutto ci permette di riappropriarci della dimensione tattile del suono e delle emozioni che trasporta. Volete averne la prova?

Un esperimento analogico: il viaggio dentro “Born to Run”

Facciamo un esperimento.

Trovate un giradischi. Va bene anche quello di un amico (…forse è pure meglio). Poi scegliete un disco. Sentitene il peso tra le mani, il modo in cui gli spigoli della copertina rigida solleticano il palmo quando la si ruota per leggere la sequenza dei brani. Fate attenzione mentre estraete il vinile e godetevi la sensazione dei solchi ruvidi sui polpastrelli. Ora appoggiatelo al piatto e accompagnate la testina per iniziare l’ascolto. Cosa avete scelto? Qui a casa è il suono di un’armonica mista al pianoforte di Roy Bittan a trasformare un grigio pomeriggio romano di novembre nell’atmosfera anni 70 del New Jersey. Mary (la protagonista di Thunder Road, brano di apertura di Born to Run) te la vedi quasi danzare di fronte col suo abito svolazzante. Il suono del glockenspiel risalta in maniera totalmente diversa, acquista intensità quasi dolorosa. È come essere di fronte a una verità negata per troppo tempo, come perdonarsi per un cucchiaio di troppo di Nutella o di gelato alla crema dopo anni di dieta ferrea. È una nuova dimensione. Ma non è finita qui.

Nessuno streaming al mondo potrà insegnarci la lezione tramandata dalla copertina di quest’album. Bruce Springsteen e Clarence Clemons, un uomo bianco e uno nero fotografati da Eric Meola appoggiati l’uno all’altro come atomi della stessa molecola. Clemons si vede soltanto dischiudendo la copertina, con un gesto che acquista solennità. Nel 1975 nello stato del New Jersey, cinque anni dopo le devastanti rivolte del 1970, la città di Asbury Park riversava ancora in condizioni di profondo degrado. Per questo la copertina di Born To Run è stata anche un atto politico.

È quasi Natale vero? Nel caso fatevi un regalo o due. Un giradischi e il vinile di Born to Run.



Ascolta Born to Run su Spotify:


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