Secondo Taylor, “il batterista deve guidare la band” e soprattutto deve imparare a suonare mettendosi al servizio della canzone.
Quando suonava con la sua prima band, i Reaction, nei pub di Truro, Roger Taylor aveva già le idee piuttosto chiare sul ruolo che voleva avere sul palco. A un certo punto decise infatti di sistemare la batteria al centro della scena e di occuparsi anche delle parti vocali, trasformandosi di fatto nel frontman del gruppo. “Noi eravamo bravi musicisti – ha ricordato uno dei suoi compagni di band, Michael Dudley – ma Roger era sempre un passo avanti rispetto a noi”.
Il talento di Taylor iniziò così a diventare noto in tutta la Cornovaglia. Quando nel luglio del 1970 i Queen partirono proprio da Truro per uno dei loro primi tour, sui manifesti compariva una definizione destinata a fotografare perfettamente la sua reputazione: “The Legendary Drummer of Cornwall”.
Eppure, secondo Roger Taylor, per diventare un grande batterista non basta impressionare il pubblico con la propria tecnica. In una recente intervista alla stampa britannica, il musicista ha spiegato che il vero segreto consiste nel non pensare esclusivamente al ritmo, ma avere sempre in mente l'intera canzone. “Non mettersi in mostra ma suonare pensando a tutta la canzone, e non limitarsi a tenere solo il tempo”, ha spiegato.
Il ritmo deve essere qualcosa che hai dentro
Taylor si considera fortunato per le caratteristiche fisiche che gli hanno permesso di diventare batterista. “Il ritmo è qualcosa che hai dentro, oppure no. E i polsi sono importanti perché è con quelli che dai il colpo”, ha raccontato, sottolineando quanto la componente naturale sia importante quando si affronta uno strumento come la batteria.
Il musicista ha parlato anche della particolare intesa che da sempre lo lega a Brian May, uno degli elementi che hanno contribuito alla forza dei Queen prima con Freddie Mercury e, oggi, durante i tour del progetto Queen + Adam Lambert. Tra Taylor e May esiste infatti una sintonia costruita in decenni di musica: “Da sempre, sul palco e in studio ognuno di noi due è in grado di capire esattamente cosa vuole l’altro”.
La storia musicale di Taylor, curiosamente, non è iniziata dalla batteria. Il suo primo strumento fu infatti l’ukulele. “Ma non sapevo suonarlo”, ha ricordato con ironia.
Da Truro alla batteria dei Queen
Gran parte della formazione di Roger Taylor nasce a Truro, città della Cornovaglia dalla quale il futuro batterista dei Queen desiderava soprattutto allontanarsi. Quella sensazione di provincia e di noia sarebbe poi finita anche nelle sue canzoni, come accade in “Drowse”, contenuta nell’album “A Day at the Races”. Il brano racconta proprio quella sensazione di immobilità delle domeniche pomeriggio, quando la noia sembra diventare quasi insopportabile.
La svolta musicale arriva quando Taylor ha 12 anni e ascolta “Rock Around the Clock” di Bill Haley & His Comets. Poco dopo arriva la scoperta di Little Richard, che Taylor avrebbe poi definito semplicemente “il numero uno”.
Le prime prove con la batteria avvengono naturalmente in casa. Prima ancora di avere un vero strumento, Taylor raccontava di suonare le canzoni di Roy Orbison sulle pentole della madre usando cucchiai di legno. Un episodio ricordato in un numero speciale di Rhythm Magazine, al quale parteciparono anche Matt Cameron dei Pearl Jam e Taylor Hawkins dei Foo Fighters.
Una batteria costruita pezzo dopo pezzo
A Natale del 1961, suo padre gli regala una grancassa e un tom tom di seconda mano. Taylor mette poi da parte otto sterline per acquistare dei nuovi piatti Zildjian e un altro tom tom.
La necessità di comprare lo strumento poco alla volta si trasforma quasi involontariamente in una scuola. “Il fatto di potermi permettere solo un pezzo di batteria alla volta è stato un allenamento incredibile. Ho imparato ad usarli tutti al meglio e a tirare fuori il massimo”, ha raccontato.
Ma a fare davvero la differenza è soprattutto l'esperienza dal vivo. Nel 1963 Taylor fonda il suo primo gruppo, i Cousin Jacks, e comincia a suonare in giro per tutta la Cornovaglia. “In cambio di una manciata di noccioline”, ha scherzato ricordando quei primi concerti.
È proprio durante quelle serate che Taylor comincia a costruire il proprio stile, mettendo insieme influenze molto diverse tra loro: da John Bonham dei Led Zeppelin a Mitch Mitchell della Jimi Hendrix Experience, fino al jazzista Louie Bellson. Un mix di riferimenti che avrebbe contribuito a definire il suo modo personale di stare dietro alla batteria.
“Il batterista guida la band”
Alla fine, il consiglio di Roger Taylor ai giovani batteristi è anche una vera e propria dichiarazione di principio sul ruolo dello strumento all'interno di una band.
“Il batterista guida la band, deve aggiungere qualcosa al suono e non solo far parte di tutto quello che tiene il tempo”, spiega Taylor. La tecnica, quindi, non deve mai diventare un esercizio fine a se stesso. Il batterista deve capire quando intervenire, quando lasciare spazio agli altri musicisti e soprattutto come contribuire all'identità del brano.
La lezione di Taylor, in fondo, è semplice: la batteria non serve soltanto a tenere il tempo, ma deve raccontare la canzone insieme agli altri strumenti. È proprio questa capacità di mettersi al servizio della musica, senza rinunciare alla propria personalità, che secondo il batterista dei Queen può fare la differenza tra un buon musicista e un grande batterista.





















