Ci sono concerti nei quali basta che l’artista salga sul palco perché tutto inizi a funzionare. E poi ci sono serate in cui quello stesso palco sembra diventare una prova da superare. Quello di Noemi a Riccione, ieri sera, appartiene decisamente alla seconda categoria.
Piazzale Roma è piena. Davanti al palco ci sono migliaia di persone arrivate per ascoltare una delle voci più riconoscibili della musica italiana e, quando Noemi entra in scena, la prima cosa che si nota non è la sua voce. Sono le stampelle.
Dopo la caduta che l’aveva costretta a fermarsi e a riprogrammare proprio questa data, Noemi è tornata sul palco di Riccione ancora infortunata. Le stampelle sono lì, inevitabili, ma non sembrano avere nessuna intenzione di diventare le protagoniste della serata.
Noemi prende posto sullo sgabello.
E comincia a cantare.
Seduta, ma tutt’altro che ferma
La situazione avrebbe potuto trasformare il concerto in qualcosa di inevitabilmente più statico. È successo esattamente il contrario.
Noemi resta seduta per gran parte dello spettacolo, accompagnata dalla sua band, ma riesce comunque a riempire il palco con una presenza fisica impressionante. Si muove, gesticola, segue la musica con tutto il corpo, cerca continuamente il contatto con il pubblico.
È come se le gambe fossero l’unica cosa che questa sera non può utilizzare per fare il concerto.
Per il resto, c’è tutto.
C'è la voce, naturalmente. Quella voce graffiata, potente, riconoscibile, capace di passare dal pop al soul e al blues senza perdere la propria identità. Ma soprattutto c'è un'energia che non sembra minimamente intenzionata a fare i conti con l'infortunio.
La sensazione, dopo pochi brani, è che Noemi abbia semplicemente deciso che quella sera avrebbe fatto il suo concerto. Punto.
E Riccione risponde
La cosa più bella, però, succede dall'altra parte del palco.
Il pubblico canta.
Non soltanto quando arrivano le canzoni più conosciute. Canta praticamente per tutta la sera. Le canzoni di Noemi diventano un gigantesco coro collettivo e più la piazza risponde, più lei sembra trovare energia.
È uno scambio continuo.
Noemi canta, Riccione risponde. Riccione canta, Noemi rilancia.
E così anche una serata che sulla carta avrebbe potuto essere segnata dall'assenza di una parte dello spettacolo fisico diventa invece qualcosa di molto più grande: un concerto costruito sulla voce e sulla partecipazione. Le sue canzoni più famose scorrono una dopo l'altra e il pubblico le riconosce praticamente tutte. Non c'è bisogno di troppe parole per coinvolgere una piazza così piena: basta iniziare a cantare e il resto arriva da solo.

Da Noemi a Titanium
Nel repertorio della serata trovano spazio i brani che hanno costruito la carriera di Noemi, quelli che il pubblico aspettava e che hanno trasformato piazzale Roma in un enorme karaoke sotto le stelle.
Poi arriva anche “Titanium”, e il concerto prende un'altra direzione, confermando la voglia di Noemi di non limitarsi semplicemente a riproporre il proprio repertorio. Ma il filo conduttore rimane sempre lo stesso: il pubblico. Perché a Riccione non c'è praticamente un momento in cui Noemi debba cantare da sola.
Una serata che parla più della musica che dell'infortunio
Alla fine, le stampelle rimangono un dettaglio importante, impossibile da ignorare. Ma non sono il ricordo principale della serata.
Lo diventa la capacità di Noemi di salire comunque su quel palco, sedersi su uno sgabello e trasformare una limitazione fisica in qualcosa che, almeno musicalmente, quasi scompare. Non servono grandi movimenti quando hai una voce capace di arrivare fino in fondo a una piazza piena.
E Noemi ieri sera lo ha dimostrato. Ha cantato, ha sorriso, si è mossa quanto poteva, ha dialogato con il pubblico e soprattutto ha lasciato che fossero le sue canzoni a fare il resto. Riccione le ha restituito tutto con gli interessi. Una piazza intera che canta con te può essere il miglior palco possibile.
E ieri sera, nonostante le stampelle, Noemi quel palco se l'è ripreso tutto.





















