Perché parlarne? Per avvicinarsi a Carlos Santana non serve conoscere tutta la sua sterminata discografia. Bastano pochi dischi fondamentali per capire una delle rivoluzioni più affascinanti della musica del Novecento: l'incontro fra il rock occidentale, il blues, il jazz e le ritmiche afro-latine.
Una chitarra riconoscibile in una sola nota
Nato in Messico e trasferitosi da ragazzo a San Francisco, Santana ha sviluppato un linguaggio personale in cui la chitarra non è soltanto velocità o virtuosismo. Il suo suono è caldo, lungo: le note sembrano quasi una voce che entra nel ritmo e dialoga con percussioni, basso e tastiere. È proprio questa fusione a rendere il suo stile così immediatamente riconoscibile.
Alla fine degli anni Sessanta, in un panorama nel quale rock e musica latina appartenevano ancora a mondi in gran parte separati, Santana ha contribuito a creare un nuovo territorio musicale: il Latin Rock. La consacrazione è arrivata anche grazie alla storica esibizione a Woodstock nel 1969.
Tre album per cominciare
Santana (1969)
È il punto di partenza ideale. Dentro ci sono l'energia del rock, le percussioni latine e una chitarra che sembra parlare. Il brano più famoso è “Evil Ways”, ma è soprattutto l'equilibrio fra ritmo, improvvisazione e melodia a far capire subito perché il gruppo fosse qualcosa di nuovo. È il disco da ascoltare per incontrare il Santana delle origini.
Abraxas (1970)
Probabilmente il disco più rappresentativo dell'identità classica di Santana. “Black Magic Woman/Gypsy Queen” unisce blues, psichedelia e groove latino; “Oye Como Va”, rilettura di Tito Puente, porta una composizione della tradizione latina nel cuore del rock internazionale. È un album accessibile anche a chi non frequenta abitualmente il jazz o il rock più sofisticato.
Supernatural (1999)
Trent'anni dopo gli esordi, Santana dimostra di saper parlare anche a una nuova generazione. Il progetto nasce attorno a collaborazioni con artisti molto diversi fra loro: Rob Thomas in “Smooth”, Everlast in “Put Your Lights On”, Eric Clapton in “The Calling”, Dave Matthews e altri. Il risultato è un ponte fra il Santana storico e il pop-rock contemporaneo. Il disco ha vinto nove Grammy, compresi Album of the Year e Record of the Year.
Il segreto: non suona semplicemente rock
La forza di Santana sta nella capacità di far convivere elementi che, sulla carta, sembrerebbero lontani. Il blues gli offre la grammatica espressiva della chitarra; il rock porta energia e potenza; le percussioni afro-cubane danno movimento e sensualità; il jazz apre la porta all'improvvisazione. Il risultato non è una semplice somma di generi, ma un linguaggio personale.
Per questo Santana è particolarmente interessante anche per chi arriva dalla musica latina: la batteria e le percussioni non sono un semplice accompagnamento, ma una parte essenziale dell'identità dei brani. Il groove sostiene la chitarra, e la chitarra, a sua volta, sembra respirare dentro il groove.
Le collaborazioni: una seconda grande storia
La carriera di Santana è costellata di incontri con musicisti di generazioni e mondi diversi. Fra i più importanti vale la pena ricordare John McLaughlin, con il quale realizzò Love Devotion Surrender (1973), un incontro fra due grandi chitarristi e il jazz-rock; Alice Coltrane, con cui esplorò territori spirituali e fusion in Illuminations (1974); e Buddy Miles, protagonista con lui del celebre album live del 1972.
Negli anni successivi Santana ha continuato a cercare il confronto: dagli incontri con Eric Clapton, Miles Davis e Michael Jackson alle collaborazioni con artisti pop e rock come Rob Thomas, Michelle Branch, Dave Matthews ed Everlast. Ha inoltre dialogato con grandi nomi della musica latina, fra cui Gloria Estefan, Juanes e Pitbull.
Questa disponibilità a collaborare è forse una delle chiavi della sua longevità artistica: Santana non ha mai considerato i generi musicali come confini invalicabili.
Da dove partire, in pratica
Se ascolti Santana per la prima volta, prova questo piccolo percorso: prima “Evil Ways”, poi “Black Magic Woman/Gypsy Queen” e “Oye Como Va” da Abraxas. Passa quindi a “Smooth” per capire quanto il suo linguaggio possa trasformarsi senza perdere la propria identità. Infine, se vuoi scoprire il lato più sperimentale, ascolta Love Devotion Surrender con John McLaughlin.
In sintesi
Carlos Santana ha avuto un merito enorme: ha dimostrato che una chitarra rock poteva parlare il linguaggio delle percussioni latine, del blues e del jazz senza perdere immediatezza. Il suo contributo non consiste soltanto nei grandi successi, ma nell'aver reso naturale un incontro fra culture musicali che prima sembravano lontane. È anche per questo che, a distanza di decenni, basta spesso una sua nota per capire immediatamente chi sta suonando.
Per approfondire: siti autorevoli
AllMusic – Santana / Carlos Santana: https://www.allmusic.com/artist/santana-mn0000295756
Rock & Roll Hall of Fame – Santana: https://rockhall.com/inductees/santana/
GRAMMY.com – Carlos Santana: https://www.grammy.com/artists/carlos-santana/6774
Rolling Stone – Carlos Santana: https://www.rollingstone.com/music/music-lists/250-greatest-guitarists-all-time-51028/
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Ascolta Carlos Santana:






















