✕
press2-header-icon1
✕
press2-header-icon1
Gianni_russo_un_estate_al_mare copia

Giuni Russo e “Un’estate al mare”: la storia del celebre tormentone

17 Agosto 2026
queen of the stone age perfecth

Queens of the Stone Age annunciano “Perfecth”, il nuovo album

19 Agosto 2026

Madame, “Disincanto”: la recensione dell’album a cura di Sottopalco

18 Agosto 2026

Quattordici tracce, una confessione senza filtri e una domanda che resta sospesa: cosa rimane della musica quando tutto ciò che le gira intorno finisce per diventare più importante della musica stessa?

Con “Disincanto”, Madame non sceglie la strada più semplice. Non costruisce un album pensato soltanto per confermare il proprio status, non cerca di addolcire ciò che ha vissuto e soprattutto non sembra interessata a proteggere un sistema che, nel corso degli ultimi anni, ha imparato a conoscere molto bene.

Il risultato è un disco personale, a tratti scomodo, che utilizza la musica come spazio di confessione ma anche come strumento per mettere in discussione l’ambiente nel quale Francesca Calearo è cresciuta artisticamente.

Il titolo “Disincanto” dice già molto. L’incanto appartiene alla scoperta, alla possibilità di immaginare un futuro, alla convinzione che talento, lavoro e passione possano bastare. Il disincanto arriva quando quella stessa realtà viene osservata da vicino e mostra tutte le sue contraddizioni.

 

Madame racconta cosa c’è dietro il successo

Il punto di forza di “Disincanto” è proprio la capacità di Madame di non separare l’artista dalla persona. Le due identità convivono continuamente e, in alcuni momenti, sembrano quasi combattere tra loro.

Da una parte c’è Madame, il personaggio, l’artista che negli ultimi anni ha conquistato un posto importante nella musica italiana. Dall’altra c’è Francesca, con le sue fragilità, le sue difficoltà, le relazioni, il DOC e tutte quelle esperienze che hanno avuto un peso enorme nella costruzione della persona che oggi conosciamo.

Il disco non prova a nascondere nulla. Anzi, porta in superficie anche gli aspetti meno convenienti di una carriera che dall’esterno potrebbe sembrare soltanto una successione di successi.

Dentro queste quattordici canzoni trovano spazio il rapporto con la discografia, le dinamiche delle radio, Sanremo, i social, il mondo del rap e una serie di esperienze che sembrano aver progressivamente modificato la percezione che Madame ha della propria professione.

Ed è proprio qui che “Disincanto” diventa più interessante: non è soltanto un album che racconta Madame, ma un progetto che utilizza la vicenda personale dell’artista per fotografare un'industria musicale che spesso sembra dimenticare le persone dietro ai numeri.

 

“Come stai?” e la critica alle regole del gioco

Uno dei momenti più espliciti arriva con “Come stai?”, brano nel quale Madame affronta senza particolari giri di parole alcune delle dinamiche che regolano il rapporto tra artisti, radio e industria.

Il bersaglio sono anche i festival estivi e quel meccanismo nel quale la promozione musicale può diventare un sistema di scambio: passaggi radiofonici da una parte, partecipazioni agli eventi dall’altra.

È un tema delicato, perché mette in discussione un equilibrio sul quale si è costruita una parte consistente della promozione della musica italiana. Madame non sembra però interessata a cercare una versione diplomatica della questione.

Lo stesso atteggiamento emerge quando affronta il rapporto tra artisti e case discografiche. Gli anticipi possono apparire come una grande opportunità quando arrivano, ma diventano contemporaneamente un impegno economico da sostenere attraverso il lavoro futuro.

È una prospettiva che cambia completamente il significato della parola “successo”. Dietro un contratto, un investimento o un anticipo esiste infatti una persona che deve continuare a produrre, lavorare e generare risultati.

Nel brano emerge inoltre uno degli elementi più interessanti dell'intero album: la distinzione tra Madame e Francesca. Il personaggio pubblico non è soltanto una maschera, ma sembra essere stato anche uno strumento di protezione e, in qualche modo, di sopravvivenza.

 

“Mai più”, il momento più duro di “Disincanto”

Se “Come stai?” mette sotto osservazione alcune dinamiche dell’industria, “Mai più” alza ulteriormente il livello dello scontro.

Il brano ha il sapore del dissing e contiene riferimenti che hanno immediatamente alimentato discussioni e interpretazioni online. Tra i nomi tirati in ballo c’è anche Shablo, sebbene l’interpretazione sia stata smentita.

Ma il bersaglio non è soltanto una singola persona. Madame sembra rivolgersi a un intero ecosistema fatto anche di pagine social, media specializzati e soggetti che hanno assunto un ruolo sempre più importante nel determinare cosa meriti attenzione e cosa invece possa essere ignorato.

Il riferimento a Esse Magazine si inserisce proprio in questo discorso e diventa quasi una provocazione: quanto conta realmente un progetto musicale se chi dovrebbe raccontarlo decide di non farlo?

Ancora più significativo è il passaggio dedicato a Sanremo. La partecipazione al Festival viene riletta non tanto come una conquista personale, quanto come un'esperienza dalla quale l'artista sembra aver ricavato una consapevolezza diversa rispetto a quella che probabilmente immaginava.

È uno dei passaggi nei quali il titolo dell’album assume il suo significato più preciso: quello che sembrava un traguardo può trasformarsi in un'altra forma di disillusione.

 

“Rosso come il fango” e l’inizio della disillusione

In “Rosso come il fango” il racconto si sposta ancora più indietro e torna al momento in cui tutto è cominciato.

L’ingresso nel mondo della discografia, l’arrivo in Sugar, l’uscita dalla dimensione familiare e l’esplosione improvvisa della popolarità vengono raccontati con una consapevolezza che appartiene a chi ha già attraversato quella fase e può guardarla da una distanza diversa.

La fama, nel racconto di Madame, non ha prodotto soltanto soddisfazioni. Ha avuto anche un costo personale enorme.

È forse uno degli aspetti più forti dell’album: il successo non viene presentato come una risposta universale ai problemi. Al contrario, può amplificarli, soprattutto quando arriva prima che una persona abbia avuto il tempo di capire come gestirlo.

Il risultato è un percorso che parte dall'entusiasmo e arriva alla consapevolezza. Ed è proprio in questo percorso che “Disincanto” trova la propria identità.

 

“Grazie” chiude il disco come una seduta di terapia

Il viaggio arriva al punto più intimo con “Grazie”, traccia conclusiva che sembra mettere completamente da parte il personaggio pubblico.

Qui non c’è più la necessità di attaccare qualcuno, di rispondere all’industria o di dimostrare qualcosa. Rimane Francesca.

Il brano affronta i problemi familiari, le relazioni difficili, il DOC e tutte quelle situazioni che nel tempo hanno contribuito a creare un peso sempre più difficile da gestire.

L’ascoltatore viene quasi trasformato in una figura esterna chiamata semplicemente ad ascoltare. Non serve trovare un colpevole e non serve dare un giudizio.

Il “grazie” finale assume così un valore diverso. Non sembra essere soltanto la conclusione di un album, ma il ringraziamento di una persona che ha trovato finalmente lo spazio per dire ciò che aveva dentro.

 

Un album potente, ma non privo di difetti

“Disincanto” è un progetto molto forte, ma proprio perché sceglie di essere così personale non è immune da qualche passaggio meno convincente.

La parte finale della tracklist, in particolare, tende a perdere qualcosa rispetto all'impatto delle prime tracce. I contenuti restano interessanti, ma il ritmo dell’ascolto rallenta e alcune canzoni sembrano non avere la stessa capacità di catturare l’attenzione.

La presenza di Nerissima Serpe, Papa V e 6occia rappresenta forse il caso più evidente. Il loro intervento introduce una componente trap che appare distante dal tono complessivo del progetto.

Non è necessariamente una questione di qualità dei singoli artisti o delle loro barre, quanto di coerenza con un disco costruito prevalentemente sulla dimensione personale e cantautorale di Madame.

Il contrasto è evidente e spezza in parte la continuità narrativa dell’album.

Paradossalmente, proprio questa considerazione rende ancora più evidente quanto siano riuscite le prime nove tracce. Con una tracklist leggermente più corta, “Disincanto” avrebbe probabilmente avuto una compattezza ancora maggiore. 

Madame ha aperto una porta che l’industria non può ignorare

La questione più importante, però, arriva dopo l’ascolto.

Che cosa succederà adesso?

Le parole contenute in “Disincanto” possono essere archiviate come semplice provocazione di un’artista oppure possono diventare l’occasione per aprire una discussione più ampia sul funzionamento della musica italiana.

Radio, discografia, festival, media, social e artisti fanno tutti parte dello stesso ecosistema. Ognuno ha responsabilità diverse e nessuno può pensare di essere completamente estraneo alle distorsioni che si sono create nel tempo.

Per questo sarebbe riduttivo limitarsi a definire Madame una grande artista e passare oltre.

“Disincanto” chiede qualcosa di più. Chiede di ascoltare quello che viene raccontato, anche quando è scomodo, e di interrogarsi su quanto ci sia di vero nelle dinamiche descritte.

Non significa necessariamente condividere ogni accusa, ogni interpretazione o ogni posizione. Significa almeno accettare il confronto.

Perché se un’artista arrivata ai vertici della musica italiana sente la necessità di utilizzare un intero album per raccontare il proprio disincanto, forse sarebbe un errore concentrarsi soltanto sulle canzoni e ignorare ciò che si trova dietro di esse.

 

Il vero significato di “Disincanto”

Alla fine, il titolo dell’album potrebbe essere letto come la sintesi perfetta di tutto il percorso.

Il sogno di entrare nella musica, la scoperta della popolarità, il successo, Sanremo, la discografia e poi la consapevolezza che il mondo immaginato da ragazza non corrisponde necessariamente a quello trovato da adulta.

Madame non sembra voler distruggere la musica. Al contrario, sembra volerla recuperare.

Ed è forse questo il punto più interessante di “Disincanto”: dietro la rabbia, le accuse e le provocazioni rimane una persona che continua ad avere bisogno della musica.

Il disincanto, quindi, non è la fine dell’amore per questo mondo. È la fine dell’illusione che questo mondo funzioni sempre come dovrebbe.

E se Madame ha avuto il coraggio di mettere tutto nero su bianco, adesso la parte più difficile spetta agli altri: decidere se ascoltare davvero.

Read next
20 Ottobre 2026

Fabri Fibra e Neffa – ZARATHUSTRA STYLE, Cronaca di un successo annunciato

Uscito da una settimana, inaspettato. Annunciato da un guerriglia marketing, con cartelloni pubblicitari sparsi e anonimi, una sorta di certificazione della storia del genere rap italiano. […]
favicon
Questo sito utilizza cookies per migliroare la tua esperienza. Usando il sito accetti la Privacy Policy.
Leggi di più