Treccani ha ricordato la cantante nel “Dizionario biografico e tematico delle donne in Italia”. Secondo l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, la stagione dei grandi tormentoni estivi capaci di essere cantati da tutti sembra ormai terminata, complice lo streaming, la frammentazione del mercato musicale e la scomparsa di appuntamenti popolari come le hit parade, i jukebox e il Festivalbar. Una delle eccezioni è «Un’estate al mare», interpretata da Giuni Russo e nata dalla collaborazione con Franco Battiato, che a 44 anni dalla sua pubblicazione continua a conservare intatta la propria capacità evocativa. Proprio Treccani ha recentemente reso omaggio alla cantante inserendola nel “Dizionario biografico e tematico delle donne in Italia”.
Le strade del pop e l’incontro con Franco Battiato
Le strade della musica pop sono davvero infinite e spesso sorprendenti: tra i protagonisti dell’estate italiana del 1982, accanto ai numerosi successi destinati a durare poco, ci sono due artisti molto lontani per formazione e percorso, ma accomunati dal destino nel dimostrare che, quando c’è talento, anche il pop può trasformarsi in arte: Franco Battiato e Giuni Russo. La cantante siciliana, all’anagrafe Giuseppa Romeo, all’inizio degli anni Ottanta ha già alle spalle una lunga e difficile gavetta, alcune esperienze come autrice e persino una partecipazione al Festival di Sanremo nel 1968 con il nome di Giusy Romeo. È però nel 1981 che, grazie al chitarrista e produttore Alberto Radius, avviene l’incontro umano e artistico destinato a cambiare profondamente la sua carriera: quello con Franco Battiato. Il musicista catanese, arrivato al successo nella musica pop dopo le sperimentazioni degli anni Settanta, in quel periodo è impegnato anche nel rilancio, come produttore e autore, di alcune importanti interpreti della musica italiana, tra cui Milva e Alice. Con il contributo del suo storico collaboratore, il violinista e direttore d’orchestra Giusto Pio, Battiato affianca Giuni Russo nella realizzazione di Energie, pubblicato nel 1981: un album innovativo, costruito sulla sperimentazione e su una ricerca vocale audace e originale. Il disco riceve buone recensioni, ma non ottiene il successo commerciale che la CGD probabilmente si aspettava.
La nascita di “Un’estate al mare”
All’inizio del 1982, mentre Battiato si prepara a festeggiare il milione di copie vendute del suo album La voce del padrone, Radius chiama Giuni e le consegna una cassetta, dicendole: «Ascoltala con attenzione, questa la devi proprio cantare». È una canzone composta da Battiato e Pio, completamente diversa dall’atmosfera sperimentale di Energie, molto più semplice e, per certi aspetti, quasi un passo indietro. Antonietta Sisini, collaboratrice e compagna di vita di Giuni, prova a convincerla a lasciar perdere: secondo lei la voce della cantante è sprecata per una canzoncina di quel tipo. Giuni, però, risponde: «Aspetta, proviamo a riascoltarla... è simpatica, mi ricorda gli anni Sessanta». A non convincerla è soprattutto il testo, a partire dall’incipit “Questa è l’era della distruzione”. Se la canzone deve arrivare al pubblico, pensa Giuni, deve trasmettere un messaggio positivo. Battiato accetta così di riscrivere il testo insieme alla stessa Giuni e ad Antonietta. I tre partono dall’estate e da tutti i luoghi comuni delle vacanze al mare: ombrelloni, bikini, salvagenti, olio solare e tutto ciò che appartiene all’immaginario balneare. Ma il brano non può limitarsi a essere l’ennesima canzone da jukebox da ascoltare sulla spiaggia: occorre trovare una chiave di lettura capace di rendere quelle immagini patinate e conosciute qualcosa di nuovo. Ed è proprio qui che arriva la svolta. La vacanza perfetta, quella da dépliant turistico, diventa il sogno lontano di donne consumate “nelle strade mercenarie del sesso”, prostitute costrette a vivere una quotidianità fredda e difficile, che immaginano una spiaggia assolata e ricordano che “nelle sere quando c’era freddo / si bruciavano le gomme di automobili”. Anche musicalmente il contrasto tra realtà e sogno viene reso in maniera magistrale da Giuni Russo. Nella prima parte della canzone canta a un’ottava più bassa, mentre nel ritornello la sua voce si libera, sale come spinta dalla brezza marina e raggiunge sovracuti capaci di ricordare il verso dei gabbiani, senza alcun intervento tecnologico. È una delle caratteristiche che diventeranno una firma inconfondibile del suo stile.
Il successo e lo scetticismo di Piero Sugar
Il semplice demo registrato nello studio di Radius appare già perfetto. Alla CGD ne sono entusiasti, con una sola importante eccezione: Piero Sugar, presidente dell’etichetta e marito di Caterina Caselli, è convinto che la canzone sarà un enorme flop. Una previsione della quale sarà poi molto felice di ricredersi. Il singolo viene pubblicato nel giugno del 1982 ed entra in classifica il 7 agosto. Nonostante si tratti di una canzone fortemente legata all’estate, rimane nella Top Ten fino al 20 novembre. Sulle pagine del Corriere della Sera, il giornalista Mario Luzzato Fegiz sottolinea come «la cantante trova il giusto equilibrio tra la canzone leggera e un modello interpretativo originale, personalissimo».

Dalla sedicesima posizione alla vetta della classifica
Quando il disco viene pubblicato, Giuni è in tour insieme ad Antonietta. Ogni settimana le due ascoltano la classifica dei dischi per capire come sta andando la canzone. Un giorno finalmente sentono pronunciare il titolo tra i dischi più venduti, in sedicesima posizione. La settimana successiva, però, scoprono che quella posizione e quelle immediatamente vicine sono occupate da altri titoli e pensano, ormai rassegnate, che Un’estate al mare sia già uscita dalla classifica. Continuando ad ascoltare, invece, scoprono che il brano è salito al sesto posto. La settimana dopo arriva al secondo e, in pochissimo tempo, raggiunge la vetta, dove rimane per tutta l’estate e anche oltre. «Quando vedevo la canzone salire in hit parade non credevo ai miei occhi», raccontò la cantante in un’intervista. «Non mi aspettavo che riscuotesse un successo così strepitoso. Per fortuna ho un carattere solido, non mi sono fatta inebriare. Ancora oggi la considero una parentesi felice e niente di più. Io avevo voglia, e ho ancora voglia, di proseguire la mia ricerca vocale, di spaziare in musicalità nuove, diverse e così ho fatto. Certo non ho avuto le stesse spinte, la stessa promozione avuta per “Un’estate al mare”». Ogni giorno dai magazzini vengono distribuite 25.000 copie del disco destinate ai negozi. Giuni viene riconosciuta per strada e invitata sempre più spesso nei programmi radiofonici e televisivi. Nel giro di pochi mesi arrivano il Disco d’Oro, il Festivalbar, il Telegatto e il riconoscimento come rivelazione dell’anno. Per un’artista sensibile e raffinata si tratta forse di un’esposizione eccessiva. Il successo improvviso e inatteso finisce infatti per condizionare la sua carriera e il rapporto con quella canzone che, inizialmente, sembrava soltanto una parentesi.
Dal pop alla musica colta
Dopo alcuni tentativi di proseguire nel connubio tra musica colta e pop, come Alghero, nel 1988 Giuni Russo pubblica A casa di Ida Rubinstein, un album impegnativo nel quale interpreta arie e romanze di Bellini, Donizetti e Verdi. Il progetto le permette di riconciliarsi con la critica, ma segna anche la conclusione definitiva della sua fase più “leggera”. Solo molti anni più tardi Giuni Russo riuscirà a fare pace con Un’estate al mare, arrivando a dichiarare in un’intervista: «Ora sono diventata più ironica e umile. Che male c’è in una canzonetta divertente?».






















