Quando nel 1979 i Clash pubblicano nel Regno Unito l’EP The Cost of Living, si è da poco esaurita la prima ondata punk con lo scioglimento dei Sex Pistols e la morte di Sid Vicious. Nel luglio dello stesso anno il brano I fought the law, esce ufficialmente come singolo negli Stati Uniti, diventando il primo successo radiofonico dei Clash sul mercato americano. I fought the law è un pezzo già noto negli Stati Uniti, perché è la cover di un pezzo classico del repertorio rock, portato al successo dai Bobby Fuller Four.
Nella biografia di Joe Strummer “Redemption song”, Chris Salewicz racconta che Strummer e Jones si trovavano a San Francisco nel 1978 per registrare le sovraincisioni del loro secondo album. Durante le pause dalle sessioni di missaggio, i due Clash iniziarono a inserire monete in un jukebox che si trovava negli studi. Fu allora che scovarono il vecchio successo dei Bobby Fuller Four, un pezzo uscito nel 1965. Secondo Paul Simonon era una canzone travolgente che i Clash, non appena rientrati a Londra, iniziarono a suonare ai loro concerti.
“I Bobby Fuller Four erano di El Paso e suonavano un rock’n’roll texano. Quello che ci colpiva dell’originale era lo stile chitarristico, con le dita che danzavano come una gazzella, in completo controllo ma molto delicato, stile Buddy Holly. L’aveva scritta Sonny Curtis, uno dei Crickets.”
La cover rivisitata dai Clash ha un ritmo più frenetico e ruvido, i Clash accelerano il tempo del brano e aggiungono la distorsione delle chitarre, utilizzando accordi brevi e un attacco strumentale ben definito e martellante.
Ho combattuto la legge e la legge ha vinto, canta Joe Strummer con un tono arrabbiato e ribelle. Sonny Curtis aveva scritto la storia di uno sfortunato ladro di provincia che finisce in prigione e si pente di aver infranto la legge. Ma la versione di Joe Strummer e soci, trasforma il testo in una dichiarazione politica e sociale. I Clash danno voce a chi si sentiva oppresso dalle regole dello Stato, a chi non aveva niente da perdere, a chi sfidava l’autorità per una questione di sopravvivenza.
Nel contesto politico e nel clima di incertezza che attraversa il Regno Unito in quegli anni, sono soprattutto i giovani a palesare una generale sfiducia nelle istituzioni di fronte a prospettive occupazionali poco rosee, rifiutando le convenzioni e le aspettative della generazione precedente. I fought the law diventa un inno di resistenza contro l’autorità, una sorta di manifesto del movimento punk e dei giovani che intendono scardinare il sistema.
Le regole imposte da chi detiene il potere
Franz Kafka, nel suo racconto intitolato “Sul problema delle leggi” (1920), aveva esaminato la possibilità di un conflitto con la legge.
Il narratore appartiene qui a un popolo escluso dal sistema giuridico e governato da leggi segrete, interpretate da un piccolo gruppo di nobili.
Da una parte il narratore riconosce la tradizione e la fiducia nell’autorità, per il fatto che sono i nobili a prendersi cura delle leggi. Tuttavia, mentre alcune persone del popolo accettano passivamente questa situazione, confidando nella saggezza dei nobili, altri iniziano a sviluppare posizioni critiche.
All’interno di un tale sistema, le persone sono coloro che non hanno accesso alla legge, mentre i nobili hanno questo potere solo perché lo attribuiscono a se stessi.
Verso il finale, il narratore paventa l’eventualità che il popolo si liberi dei nobili e delle leggi. È opinione del narratore che ciò non potrebbe accadere perché il popolo teme la vita senza i nobili, essendo i nobili l’unica legge che il popolo conosce. Equivarrebbe alla fine del mondo, così come quel popolo l’ha conosciuto.
Il racconto muove quindi una critica alla legittimità di un potere applicato come strumento di dominio, anticipando la possibilità di una resistenza.
Non vi risuona in qualche modo la scintilla ispiratrice dell’epopea del movimento punk?
Ascolta I Fought the Law dei The Clash su Spotify:
























