Si dice che tutta la musica che ci piace ci porta lì, esattamente nel posto e nel momento in cui l’abbiamo ascoltata veramente. Si dice anche che più il momento è intenso e più il ricordo di quella canzone, quel disco intero che stai ascoltando ti rimane attaccato; e cosa c’è di più intenso di tutto ciò che provi durante gli anni della preadolescenza fino ad entrare in quel momento della vita che ti prenderà e ti trasformerà senza che tu lo sappia. Infatti ricordo ancora a memoria i testi del disco che ti racconterò, ma non dove ho lasciato la chiavetta dove salvare questo scritto.
Milano, primi anni ’80: l’ondata New Romantic
Milano, siamo appena entrati negli anni ’80, e dalla Gran Bretagna, arrivano suoni nuovi, atteggiamenti, look del tutto diversi da quello che era stato lo star system fino a quel momento. La coda del punk si stava trasformando in neo-romanticismo, le chitarre iniziavano a condividere il palco con le tastiere e i synth, nascevano in quel momento gruppi come i Cure, gli Smiths, i Tears for Fears, i Depeche Mode, i Culture Club. In Italia però a contendersi i primi posti della classifica all’uscita di ogni singolo erano i Duran Duran e gli Spandau Ballet, i primi hanno continuato a fare musica e continuano ad incidere dischi ed andare in tournée, gli Spandau Ballet sono l’emblema del decennio degli anni ’80. Alla fine di quella decade si sciolsero.
“Parade” degli Spandau Ballet: il suono delle scuole medie
Parade è il loro quarto disco e prosegue in maniera naturale il successo dell’album precedente True. Chiedimi se non ho tutti i loro dischi? Ti rispondi da solo, vero?

Come faccio a raccontarti che ogni canzone contenuta in quel vinile, rappresenta un momento delle mie scuole medie? Come faccio a raccontarti che ogni parola cantata sul tragitto casa scuola, con il walkman nelle orecchie mi faceva pensare a quella mia compagna di classe (Viviana) per la quale mi struggevo d’amore, ma lei non aveva occhi per altri se non per il mio migliore amico (Maurizio Domenico)?
Se decidi di ascoltare Parade, dopo aver sentito anche i primi tre, scoprirai che per l’ennesima volta in quattro dischi il suono è del tutto diverso, lontano anni luce dal primo (Journey to Glory) e dal secondo (Diamond), mentre può sembrare figlio di True, al quale alcuni brani sembrano appartenere.
Il linguaggio parlato in questo disco è quello dell’amore, in ogni sua forma, i testi sono sorprendentemente contemporanei, quasi a voler dimostrare che possono cambiare le epoche, le mode, la tecnologia, ma ciò che fa vibrare la pelle, le cose che ci fanno sospirare rimangono immutate.
Brano per brano: l’amore in ogni sua forma
La parata dei successi si apre con Only when you leave, che fu anche il primo singolo pubblicato, ci racconta una cosa che prima o poi proviamo tutti, il desiderare qualcosa, nel momento in cui l’abbiamo persa “only when you leave, i need to love you”
Quante volte ho cantato I’ll Fly for you? Quante volte hai pensato che avresti potuto fare qualsiasi cosa per chi ami? The nature of the beast ci ricorda che tutto sommato, rimaniamo comunque ancora animali, siamo noi a volerlo dimenticare, ma sono ancora i profumi a ricordarci chi siamo? Ti è mai capitato di sentire il profumo della persona che ti piace passarti a fianco nell’aria e sorprenderti a spaziare con lo sguardo per cercarla?
D’altro canto quando siamo invaghiti, innamorati, pensa quello che vuoi, non possiamo far altro che avere l’oggetto del nostro desiderio e sicuramente è così per me Always in the back of my mind.
“With the Pride” e l’amaro addio
Ormai siamo diventati amici e ho deciso di confessarti che c’è stata una volta in cui sono stato lasciato, non più da ragazzino, avrò avuto suppergiù ventisei o ventisette anni, non ho fatto altro che ascoltare With the Pride, che sicuramente è la mia canzone preferita di questo disco, e mi sono sempre chiesto, come mai non l’avessero scelta come singolo. Ha tutto, la voce di Tony Hadley nel suo splendore, ogni nota di chitarra di Gary Kemp è al posto giusto, il basso di Martin Kemp e la batteria di John Keeble segnano il tempo con garbo e quando entra il sax di Steve Norman non ti accorgi che stai già piangendo.
Dopo tutto questo struggersi, a chiudere il disco ci pensa Round and Round, che significa letteralmente girotondo e che ci invita a vivere l’amore come quando eravamo bambini, più o meno… mai passione così forte fu raccontata con una musica così dolce, d’altro canto “ round and round it goes, and oh, don’t you know, this is the game that we came here for”.
Se ti va oggi gioca al gioco più bello del mondo, se fossi in te io lo farei.
Ascolta Parade di Spandau Ballet:






















