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Un viaggio di oltre vent’anni per capire perché Coltrane non è semplicemente un grande sassofonista

Prima di cominciare: non è un “Best of”

Se qualcuno vi dicesse che per conoscere John Coltrane bastano un paio di dischi, probabilmente starebbe semplificando troppo. Coltrane è uno di quei musicisti la cui storia non procede in linea retta: cambia continuamente direzione, mette in discussione ciò che ha appena conquistato e sembra avere sempre bisogno di spingersi un po’ più in là.

The Last Giant: The John Coltrane Anthology, pubblicata da Rhino nel 1993, raccoglie 18 registrazioni realizzate tra il 1946 e il 1967, distribuite su due CD per circa 126 minuti. Non è quindi una semplice raccolta di successi: è una specie di documentario sonoro, nel quale si ascolta un musicista mentre diventa, passo dopo passo, il Coltrane che conosciamo.

Ed è proprio qui che sta la sua utilità per un ascoltatore non specialista: non dobbiamo conoscere tutta la storia del jazz per seguirlo. Possiamo semplicemente ascoltare come cambia una persona attraverso il proprio strumento.

Chi è Coltrane, spiegato senza tecnicismi

John Coltrane nasce nel 1926 e muore nel 1967, a soli quarant’anni. In mezzo ci sono una quantità impressionante di trasformazioni musicali. Lo troviamo accanto a Dizzy Gillespie e Johnny Hodges, poi con Miles Davis, Thelonious Monk e Red Garland, fino ai suoi quartetti e alle formazioni sempre più libere degli ultimi anni.

Per chi non conosce il jazz, può essere utile una definizione molto semplice: Coltrane è un musicista che non considera mai raggiunto il traguardo. Anche quando ha trovato una formula efficace, prova a superarla. La sua grandezza non sta quindi soltanto nella tecnica, che era straordinaria, ma nella necessità quasi fisica di cercare nuove possibilità.

Un’antologia che racconta una trasformazione

Il primo CD è particolarmente utile perché ci fa sentire Coltrane prima ancora che sia “Coltrane”. Si parte da Hot House, una registrazione del 1946 realizzata quando aveva appena vent’anni, per arrivare a collaborazioni con Dizzy Gillespie, Gay Crosse, Johnny Hodges e Miles Davis. Il salto temporale è notevole, ma proprio questo rende l’ascolto interessante.

In Trane’s Blues, While My Lady Sleeps, Trinkle, Tinkle e Blue Train comincia a emergere con maggiore chiarezza la personalità del sassofonista. Qui il consiglio è di non concentrarsi sulla domanda “quanto è bravo?”. Provate invece a seguire il suo modo di costruire una frase: parte da un’idea, la ripete, la modifica, la allunga, la spinge sempre un po’ oltre.

Blue Train, in particolare, è un ottimo punto di accesso per chi arriva dal rock o dal soul: ha energia, un tema riconoscibile e una forte componente blues. Non serve conoscere l’armonia jazz per capire che qualcosa sta accadendo. Basta lasciarsi guidare dal ritmo e dalla voce del sax.

Poi arriva My Favorite Things. È uno dei momenti fondamentali della raccolta, perché Coltrane prende una canzone nata per il musical e la trasforma in un lungo terreno di esplorazione. La versione in studio dura circa 13 minuti e 40 secondi.

Il secondo CD: quando il linguaggio si apre

Il secondo disco contiene alcuni dei brani più riconoscibili del percorso coltraniano: Central Park West, Body and Soul, Equinox, Cousin Mary, Giant Steps e Naima. Sono titoli che permettono di attraversare linguaggi diversi senza dover cambiare disco ogni volta.

Giant Steps è probabilmente il brano che può impressionare di più un ascoltatore non abituato al jazz. Non cercate di capire tutte le sue complesse relazioni armoniche al primo ascolto. Ascoltate piuttosto la sensazione di movimento continuo: sembra che la musica non voglia mai fermarsi davvero. È una corsa nella quale Coltrane dimostra una padronanza di tecnica impressionante, ma soprattutto una capacità di trasformare la complessità in energia.

Naima porta invece nella direzione opposta. È più lenta, sospesa, lirica. Qui il sax sembra quasi smettere di “dimostrare” qualcosa e comincia a parlare. Per un neofita è un ottimo esempio di come il jazz possa essere intenso senza essere necessariamente veloce.

Equinox offre un’altra porta d’ingresso: un blues scuro, essenziale, costruito su un’atmosfera immediatamente percepibile. È uno dei brani che consiglio di ascoltare in cuffia, magari la sera, senza fare altro.

E poi arriva My Favorite Things dal vivo

La vera sorpresa per chi ascolta per la prima volta l’antologia potrebbe essere la versione live di My Favorite Things, che occupa oltre 25 minuti. È lunga, sì. Ma proprio qui si capisce cosa significa per Coltrane trasformare una canzone in uno spazio aperto.

Il tema diventa quasi un punto di partenza. La musica prende velocità, rallenta, ritorna, si allontana e poi ritrova il tema. Per chi non conosce il jazz, può essere utile pensare a una conversazione: non stiamo ascoltando una canzone nel senso pop del termine, ma quattro musicisti che discutono musicalmente, rilanciano idee e reagiscono l’uno all’altro.

La tracklist comprende infine Ogunde, presente in forma di estratto di circa un minuto e mezzo.

Questa antologia non è necessariamente la panoramica definitiva dell’intera carriera di Coltrane, ma può essere un eccellente strumento per ascoltare la sua evoluzione. È una distinzione importante, soprattutto per chi si avvicina all’artista per la prima volta.

Il punto forte: ascoltare il musicista, non soltanto i brani

È questo, alla fine, il motivo per cui The Last Giant può essere prezioso per un ascoltatore curioso. Non perché sia la raccolta perfetta o perché sostituisca gli album originali, ma perché permette di fare una cosa che molte raccolte “Best of” non fanno: ascoltare il cambiamento.

Il Coltrane del 1946 e quello del 1967 sembrano quasi due musicisti diversi. Eppure il filo conduttore è chiarissimo: la ricerca. Prima la tecnica, poi il blues e l’hard bop, quindi la complessità armonica, il jazz modale, la spiritualità, l’improvvisazione sempre più libera. È un percorso nel quale la domanda non è “che cosa sa fare?”, ma “fin dove può arrivare?”.

Per questo l’antologia va ascoltata come una storia, non come una playlist casuale.

Invito all’ascolto: un piccolo percorso per cominciare

Se siete completamente nuovi a Coltrane, vi suggerisco di non affrontare subito i due CD dall’inizio alla fine. Potete costruire un primo percorso di sei tappe:

· Blue Train — per entrare nel blues e nell’energia dell’hard bop.

· My Favorite Things — per capire come Coltrane possa trasformare una melodia popolare in un viaggio improvvisativo.

· Giant Steps — per percepire la velocità e la complessità del suo pensiero musicale.

· Naima — per scoprire il Coltrane più lirico e contemplativo.

· Equinox — per ascoltare il blues in una dimensione più scura e personale.

· My Favorite Things – live — per capire fino a che punto un tema possa diventare materia di improvvisazione.

Dopo questo primo giro, tornate all’inizio e ascoltate l’intera antologia in ordine cronologico. A quel punto alcune tracce che al primo ascolto sembravano difficili acquisteranno un significato diverso, perché avrete cominciato a riconoscere il viaggio.

Scheda tecnica
Artista John Coltrane
Titolo The Last Giant: The John Coltrane Anthology
Tipo Compilation / antologia
Etichetta Rhino Records
Codice R2 71255
Anno 1993
Formato 2 CD
Registrazioni 1946–1967
Durata circa 126 minuti
Tracce 18
Linguaggi Jazz, hard bop, jazz modale, free/avant-garde jazz
Collaborazioni Dizzy Gillespie, Johnny Hodges, Miles Davis, Thelonious Monk, Red Garland e altri
 
Conclusione

The Last Giant non è la porta definitiva su John Coltrane. È qualcosa di più semplice e, per certi versi, più utile: una porta d’ingresso. Ci mostra un musicista che non si accontenta mai, che passa dal bebop alla ricerca armonica, dal blues alla musica modale, fino alle forme più radicali dell’improvvisazione.

E soprattutto ci ricorda che il jazz non deve essere “capito” prima di essere ascoltato. Provate ad ascoltare il sax come ascoltereste una voce: sentite quando insiste, quando accelera, quando sembra cercare una risposta, quando finalmente si ferma. In Coltrane c’è tecnica, certamente. Ma prima ancora c’è una domanda continua.

Non cercate di capire tutto Coltrane al primo ascolto. Seguitelo. Il resto verrà da sé.

Ascolta John Coltrane:

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