Ten Summoner’s Tales – Synchronicity
Buon compleanno Signor Sumner!
Ma chi lo chiama più così? O forse non lo hanno mai chiamato così, magari solo nei documenti, rettifico allora.
Buon 75esimo compleanno, Sting!
Settantacinque anni, dei quali almeno cinquanta passati nella musica con fama internazionale.
Per me è molto difficile raccontarti solo un disco di Sting, senza parlarti dei “the” Police, perché ero un bambino di dodici anni e poco più quando uscì quello che è considerato dalla critica un capolavoro della musica universale, Synchronicity, uscito a giugno del 1983.
Il mio amico Giovanni ed io trascorremmo tutta l’estate nella sua cameretta, ascoltando il disco che, ovviamente, era di suo padre, ma noi probabilmente lo ascoltammo di più, sperando un giorno di andare a sentire dal vivo questi tre funamboli della musica.
Il sogno fu subito infranto: le riviste musicali dell’epoca ci informarono che quello sarebbe stato l’ultimo disco dei Police e quindi anche l’ultimo tour della band.
Stavamo diventando adolescenti e chiacchieravamo sul perché si fossero sciolti dopo un disco così bello e che aveva avuto un successo del genere.
Ma non ci era dato di sapere la risposta, che scoprimmo anni dopo.
Solo dopo due anni Sting tornò al successo con il suo primo album solista The Dream of the Blue Turtles. Il primo singolo mi ha segnato la vita molto più di quanto io voglia ammettere: If You Love Somebody Set Them Free.
Russians, il secondo singolo, fu il primo quarantacinque giri (un vinile dove c’era solo una canzone per lato, il singolo sul lato A, ma a volte le B-side erano dei capolavori nascosti) che io abbia comprato con i miei soldi.
Seguirà l’ancora più famoso ...Nothing Like the Sun, quello che contiene Englishman in New York, Fragile e la più bella cover che sia mai stata registrata, secondo me, di Little Wing di Jimi Hendrix.
Ma non sono qui per raccontarti ogni passo della lunghissima, piena di successi, carriera di Sting: sono qui per raccontarti un disco.
Per un artista che ha attraversato tutta la mia vita di appassionato di musica, è stato difficile scegliere un solo disco, allora ho deciso che ‘sta volta te ne racconto due.
Ti racconterò di quello che, tra tutti i dischi pubblicati da Sting, rimarrà l’unico del quale ogni canzone avrebbe potuto essere un singolo; infatti ne uscirono otto su dodici pezzi, e il disco rimase in classifica per due anni e vinse premi ovunque.
TEN SUMMONER’S TALES
TEN SUMMONER’S TALES non ha un pezzo sbagliato, ma neanche posizionato male nella tracklist, non mi credi?
Vai sul servizio di ascolto musicale che usi di solito (non scrivo i nomi, perché non ci pagano le inserzioni, scherzo…) e inizia ad ascoltarlo mentre mi leggi. Ascoltalo nell’ordine di pubblicazione, per assaporarlo meglio.
Io inizio col raccontarti che il titolo è un gioco di parole tra il nome di un personaggio (The Summoner) della raccolta dei Racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer e il cognome di Sting, Sumner, quasi volesse suggerirti che in questo disco sarà il tuo menestrello, eccome se lo sarà.
Il disco si apre con If I Ever Lose My Faith in You, che poi è ufficiosamente anche il primo singolo estratto (ufficialmente il secondo, ma questo te lo racconto tra un po’). Si apre con questo incedere pop, ma ci sono dentro tutti i suoni che hanno accompagnato la carriera di Gordon Matthew Thomas Sumner, sì, già, questo è il suo nome per esteso. Subito una dichiarazione d’intenti nei suoni, talmente ricercati da sembrare semplici, e non c’è niente di più complesso che essere semplici. Nella prima canzone del disco si chiede: E se perdessi la mia fede in te? Invitandoci a chiederci la stessa cosa per qualsiasi cosa in cui noi crediamo.
Segue Love Is Stronger Than Justice (The Munificent Seven), suoni country? Te li saresti mai aspettati dall’autore di Englishman in New York? Forse l’amicizia con Mark Knopfler ha influito un po’.
La terza canzone immaginatela così: sei sul ponte che collega la terraferma a Venezia, sei in auto e hai al tuo fianco la persona della quale hai appena capito di esserti innamorato, hai ventidue anni e un tramonto nello specchietto retrovisore, potrai mai più dimenticarti di Fields of Gold?
Heavy Cloud No Rain, un ritmo rock-steady, e She’s Too Good for Me per non farci star fermi e continuare a tenere il ritmo.
Seven Days è la canzone dei procrastinatori, anche davanti a un ultimatum: Hai solo sette giorni! Quanto possono essere lunghi o corti sette giorni da far trascorrere? Anche quando a chiederti di cambiare è la persona che ami? D’altro canto “lunedì, posso aspettare fino a martedì, venerdì è già nella mia testa, mercoledì potrebbe essere il giorno giusto, giovedì lo farò, venerdì mi dà ancora un po’ di tempo, sabato posso ancora aspettare, domenica purtroppo è troppo tardi”.
Saint Augustine in Hell è indimenticabile soprattutto per il break parlato di Vinnie Colaiuta che in questo disco non ci ha dimostrato solo la sua padronanza della batteria, ma ci ha fatto sapere che può interpretare la voce di un custode dell’inferno (al minuto 2:30 circa, perché lo so che sei impaziente e vuoi andarlo ad ascoltare subito).
In questo disco sono presenti due brani che saranno la canzone nei titoli di coda di due film blockbuster dell’anno precedente e successivo all’uscita dello stesso: nel 1992 It’s Probably Me era apparsa nei titoli di coda di Arma Letale 3, con la chitarra di Eric Clapton e un suono ritmico che la caratterizza (un accendino Zippo aperto e strisciato sui jeans per ricordare il gesto di Martin Riggs – Mel Gibson, nel film).
La versione presente nell’album è molto più Jazzy; nel 1994 Shape of My Heart sarà la canzone che chiuderà Leon, con Jean Reno e un’esordiente Natalie Portman.
Everybody Laughed but You, Something the Boy Said, Nothing 'bout Me chiudono il disco e mi dispiace non parlartene di più.
Il secondo disco del quale ti parlerò lo avrai capito già, in ordine temporale è precedente a TEN SUMMONER’S TALES, ma le cose che ti racconterò sono successe tutte molti anni dopo l’uscita di entrambi i dischi.
Synchronicity
Synchronicity, te l’ho già scritto all’inizio, è considerato uno dei più bei dischi della storia della musica moderna. Cosa potrei mai aggiungere io a tutto ciò che è già stato scritto? Niente, se non cose che hanno reso questo disco uno dei miei dischi della vita.
Ti ricordi, ti ho raccontato qui sopra che il disco, il vinile, era del padre del mio amico Giovanni. Io non l’ho mai posseduto, ovviamente non mi sono fatto mancare la versione CD, comprata appena ne ho avuto la possibilità. Come potevo non ascoltare più quel capolavoro per intero, come dico sempre, dall’inizio alla fine?
C’è una cosa curiosa rispetto a questo disco, ma te la racconto alla fine.
Prima le mie esperienze personali: ricordi, era il 1984, il piccolo Antonio aveva solo tredici anni ed era triste per non aver avuto la possibilità di aver visto i Police dal vivo. Antonio adulto ha visto suonare Sting dal vivo diverse volte in diverse soluzioni, live allo stadio, nei palazzetti, a teatro, in acustico, ma sente che gli manca proprio il non aver visto i tre funamboli insieme. Ed ecco che la vita mi fa un dono inaspettato: nel 2007 viene annunciato un tour mondiale. Unico, senza repliche. Secondo te? Ho chiamato subito Giovanni, eravamo piangenti quando abbiamo deciso che saremmo andati il 2 ottobre allo Stadio delle Alpi a sentire finalmente, dopo ventiquattro anni, ciò che ci era stato negato durante la nostra adolescenza. Chiamiamo a raccolta qualche amico, noleggiamo una monovolume e facciamo la gita.
Durante il concerto, sul mio pezzo preferito di sempre dei Police, King of Pain, per poco Stewart Copeland non cade rovinosamente in terra (YouTube, minuto 1:00), qualche brivido, ma il concerto va avanti nell’emozione di 65mila spettatori, per un sold out annunciato.
Ovviamente i tre eseguono i più grandi successi da ogni disco, per un totale di venti brani.
Il 2023 è il quarantesimo anniversario di Synchronicity e succede un’altra cosa, per me, del tutto inaspettata: una mia amica alla quale tengo molto decide di farmi un regalo e me lo racconta così: “…sai Anto, ero lì che cercavo un disco da regalare ad un’altra persona e, mentre sfogliavo i vinili, mi è capitato tra le mani questo. Sono andata dal venditore e lui, di tutta risposta, mi ha chiesto se fossi sicura che il destinatario del regalo avrebbe saputo apprezzare l’importanza del regalo. Io ho risposto che secondo me sì, avresti saputo apprezzarlo”.
Io apro la confezione e mi trovo tra le mani Synchronicity in versione originale del 1983. Riesci a sentire l’abbraccio che le diedi e le mie lacrime sulla guancia?
Il 6 luglio del 2024 un’altra emozione da lacrime di gioia l’ho provata quando Fabi-Gazzé-Silvestri, alla fine della loro Life Is Sweet, al minuto 4:45, intonano una strofa di Synchronicity II. Quel minuto di riconoscenza da parte di tre cantautori italiani che hanno iniziato a fare musica anche grazie ai Police è una ragione di brividi ancora oggi, per me.
Qualche riga fa ti avevo promesso una curiosità rispetto a questo disco, te ne scrivo due. La prima è che i quattro singoli estratti sono tutti sul lato B del vinile a 33 giri, quello definito long playing. La seconda è che tre su quattro appaiono tra i brani più ascoltati sulle piattaforme e, tra ascolti e visualizzazioni su YouTube, superano i 10 milioni di contatti. La più ascoltata di queste ha ricevuto diverse cover, ma solo una è diventata famosa come l’originale.
So che li sai già i titoli, ma te li scrivo lo stesso in ordine di ascolti: Every Breath You Take, Wrapped Around Your Finger, King of Pain, Synchronicity II.
Ascolta The Police e Sting:






















