Prima dei Foo Fighters, prima degli stadi pieni e di una carriera diventata una delle più importanti del rock degli ultimi trent'anni, Dave Grohl era semplicemente il nuovo batterista dei Nirvana. E, almeno all'inizio, non era affatto sicuro che sarebbe rimasto a lungo nella band.
Grohl ha raccontato di aver vissuto i suoi primi mesi accanto a Kurt Cobain e Krist Novoselic con una certa dose di insicurezza. Quando arrivò nei Nirvana nel 1990 era già il quinto batterista della band e non conosceva personalmente né Cobain né Novoselic. Il fatto che la musica funzionasse praticamente da subito non era però sufficiente a cancellare quel dubbio: e se, prima o poi, avessero deciso di sostituire anche lui?
“Quando sono entrato a far parte dei Nirvana, ero il loro quinto batterista”, ha raccontato Dave Grohl in un'intervista con Apple Music. “Avevano avuto una vera e propria squadra di batteristi prima di me e alcuni di loro erano più coinvolti nella band di altri. Quando sono arrivato, non conoscevo affatto Krist Novoselic e Kurt Cobain”.
Il primo incontro sul piano musicale, però, fu molto diverso da quello che Grohl temeva. “Quando ci siamo incontrati e abbiamo iniziato a suonare, fu subito chiaro che funzionava molto bene. Suonavamo già come i Nirvana che tutti conoscono”.
Il tempismo, inoltre, era quasi incredibile. Grohl entrò nella band nell'estate del 1990 e poco più di un anno dopo sarebbe arrivato Nevermind, il disco destinato a cambiare la storia del rock e a trasformare i Nirvana in una delle band più famose del mondo. Proprio quella rapidità rese ancora più forte l'insicurezza del giovane batterista.
“Non sono abbastanza bravo, troveranno qualcun altro”
Fino a quel momento Grohl aveva sempre suonato con persone che conosceva da tempo. Nei Nirvana, invece, si era trovato improvvisamente accanto a due musicisti con i quali doveva ancora costruire un rapporto personale, mentre la band stava crescendo a una velocità impressionante.
“Ogni band nella quale avevo suonato prima era composta da amici che conoscevo da molto tempo e questo mi dava una certa sicurezza”, ha spiegato. “Quando entri in una band nella quale non conosci nessuno, inizi a conoscerli e a suonare insieme, è fantastico quando la musica funziona, ma non c'è ancora un legame personale profondo. Poi, nel frattempo, la band diventa enorme”.
Ed è proprio lì che arrivò la paura. “Sei talmente nervoso che pensi che potresti essere licenziato oppure che tutto potrebbe finire. Io non volevo essere cacciato. Facevo del mio meglio perché questa esperienza continuasse. Dentro di me, però, provavo una grande insicurezza e pensavo: ‘Non sono abbastanza bravo, troveranno qualcun altro’”.
Col senno di poi, naturalmente, sappiamo come andò a finire. Grohl non solo rimase nei Nirvana, ma contribuì in maniera decisiva a definire il suono della formazione più famosa della band. La sua batteria divenne uno degli elementi caratteristici del gruppo proprio nel momento in cui Nevermind stava conquistando il pubblico di tutto il mondo.
“Senza i Nirvana non sarei qui”
Il rapporto con quell'esperienza, però, non si è mai esaurito con la fine dei Nirvana. Dopo la morte di Kurt Cobain, nell'aprile del 1994, Grohl attraversò un periodo nel quale non aveva alcuna intenzione di tornare a suonare. Ricevette diverse proposte per entrare in altre band, ma in quel momento l'idea stessa di fare musica gli sembrava lontanissima.
“Dopo la morte di Kurt abbiamo vissuto un periodo nel quale volevamo solo nasconderci dal mondo”, ha ricordato. “Il nostro mondo era stato completamente sconvolto. C'era il dolore, c'era il lutto da superare. Io e Krist ci vedevamo semplicemente per assicurarci che stessimo bene”.
Grohl ha raccontato di aver smesso persino di fare quello che aveva sempre fatto dopo un tour: scrivere e registrare canzoni da solo. “Non volevo scrivere musica, non volevo ascoltarla e certamente non volevo entrare in un'altra band e andare a suonare con loro”.
Alla fine, però, proprio quelle canzoni sarebbero diventate il punto di partenza per una nuova vita musicale. Il 4 luglio 1995 uscì l'album di debutto dei Foo Fighters, inizialmente concepito quasi come un progetto personale di Grohl. Un disco che oggi, a distanza di anni, può essere letto anche come il primo passo verso una nuova identità artistica.
Parlando di quel disco, Grohl ha spiegato che, se potesse riscriverne oggi i ringraziamenti, lo dedicherebbe a Kurt Cobain e Krist Novoselic.
“Avrei potuto dedicarlo a tante persone, ma sceglierei Krist e Kurt. Non posso dire che l'esperienza con i Nirvana sia stata l'evento più importante della mia vita, ma so per certo che oggi non sarei qui a parlare con voi se non fosse stato per quella esperienza. Ho imparato così tante cose da Kurt e così tante cose da Krist. È stato davvero un onore far parte di quella band e quando è finito tutto è stato devastante”.
La storia ha poi preso una direzione che nessuno, probabilmente, avrebbe potuto immaginare. Quel batterista che all'inizio dei Nirvana temeva di non essere abbastanza bravo sarebbe diventato il leader dei Foo Fighters, uno dei frontman più riconoscibili del rock contemporaneo.
E forse è proprio questo il dettaglio più umano del racconto di Grohl: anche quando una band sta per diventare enorme, anche quando sei nel posto giusto al momento giusto, non significa necessariamente sentirsi all'altezza. A volte, dietro una delle storie di successo più grandi della musica, c'è semplicemente un musicista che cerca di non perdere il posto che si è appena conquistato.






















