Ovvero: come scoprire che il jazz può essere elegante, sofisticato e, soprattutto, tremendamente divertente.
Partiamo da una situazione molto semplice. Sei in macchina, magari fermo al semaforo, parte una canzone e dopo pochi secondi ti accorgi che stai muovendo la testa a tempo. Non hai deciso di farlo. È successo e basta.
Ecco: potrebbe essere colpa degli Incognito.
La cosa divertente è che probabilmente, mentre muovi la testa, non stai pensando: «Accidenti, sto ascoltando del jazz». Stai semplicemente ascoltando una musica che funziona. Una musica che ha groove, che respira, che ti prende senza chiederti prima se hai studiato armonia.
MA CHI SONO QUESTI INCOGNITO?
Se non li conosci, non preoccuparti. Non sei stato convocato dalla commissione disciplinare del jazz e nessuno verrà a sequestrarti le cuffie.
Gli Incognito sono uno dei gruppi più importanti nella storia dell’acid jazz, quella corrente nata soprattutto nel Regno Unito tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta.
Che cos’è l’acid jazz? Proviamo a non complicare le cose. È una musica che prende il jazz, lo mescola con funk, soul, R&B, disco, elettronica e una buona dose di ritmo. Il risultato è qualcosa che puoi ascoltare con attenzione, ma anche mentre guidi, cucini, cammini o cerchi disperatamente parcheggio a Milano.
Tra i nomi più rappresentativi di quella stagione troviamo anche The Brand New Heavies e i primi Jamiroquai. Gruppi diversi, naturalmente, ma accomunati da una stessa idea: il jazz poteva tornare a essere una musica fisica, capace di far muovere il corpo oltre che il cervello.
Al centro della storia c’è Jean-Paul «Bluey» Maunick, musicista, compositore, produttore e soprattutto anima degli Incognito.
E qui arriva una delle caratteristiche più interessanti del gruppo: gli Incognito non sono mai stati semplicemente una formazione immobile, con gli stessi musicisti per decenni. Nel progetto sono entrati e usciti moltissimi musicisti e cantanti.
Ma l’identità è rimasta. È un po’ come una squadra nella quale cambiano i giocatori, ma il modo di giocare resta riconoscibile.
E il modo di giocare degli Incognito è fatto di groove, arrangiamenti raffinati, grandi voci e una capacità quasi imbarazzante di mettere insieme generi diversi facendoli sembrare amici di vecchia data.
PERCHÉ DOVRESTI ASCOLTARLI?
Perché riescono in un’impresa non semplicissima: essere sofisticati senza sembrare snob.
Prendiamo il groove. Basso, batteria, chitarra, tastiere, percussioni: tutto lavora insieme per creare un movimento continuo. Non devi necessariamente ballare. Ma se il piede comincia a muoversi da solo, non fermarlo.
Poi ci sono le voci. Gli Incognito hanno sempre dato grande importanza ai cantanti e alle cantanti che hanno collaborato con il gruppo, costruendo arrangiamenti nei quali la voce non è semplicemente appoggiata sopra la musica, ma dialoga con essa.
E poi ci sono gli arrangiamenti. Jazz, soul, funk, R&B e pop convivono senza litigare.
Questa è forse la loro qualità più preziosa: puoi ascoltarli superficialmente e divertirti oppure puoi fermarti e scoprire, ascolto dopo ascolto, una quantità enorme di dettagli.
DA DOVE COMINCIO?
Se non hai mai ascoltato gli Incognito, non partire dalla discografia completa. Non perché non ne valga la pena, anzi. È proprio perché hanno una storia musicale così lunga e una produzione così ricca che, per cominciare, rischieresti di perderti tra decine di album, musicisti, cantanti e sonorità diverse. Insomma, invece di scoprire gli Incognito, potresti ritrovarti a frequentare un vero e proprio corso universitario sul gruppo. Meglio cominciare da cinque brani. Cinque porte d’ingresso.
- Always There – il biglietto da visita ideale: groove irresistibile, grande voce e una melodia che rischia seriamente di rimanerti in testa.
- Don’t You Worry ’Bout a Thing – la rilettura del brano di Stevie Wonder è solare, energica e perfetta per capire quanto gli Incognito sappiano far dialogare jazz, soul e ritmi latini.
- Still a Friend of Mine – più morbida e soul, è uno dei brani migliori per scoprire il lato melodico della band.
- Deep Waters – per entrare nelle atmosfere più eleganti e profonde del gruppo.
- Colibri – un altro ottimo esempio della capacità degli Incognito di muoversi tra jazz, soul e influenze latine senza perdere la propria identità.
COSA TI SEI PERSO SE NON LI HAI MAI ASCOLTATI
Ti sei perso innanzitutto una porta d’ingresso al jazz particolarmente comoda.
Non devi conoscere Miles Davis. Non devi sapere chi è stato John Coltrane. Non devi distinguere un accordo di settima da un tostapane.
Puoi semplicemente premere PLAY.
E questo è importante perché spesso il jazz viene presentato come se prima di poterlo ascoltare fosse necessario superare un esame.
Gli Incognito fanno esattamente il contrario. Prima ti fanno divertire. Poi, se ti viene voglia, ti fanno scoprire tutto quello che c’è dietro.
E dietro c’è parecchio: musicisti di grande livello, arrangiamenti complessi, contaminazioni, improvvisazione, ricerca sonora.
Ma niente viene messo lì per dimostrarti quanto sono bravi. La musica viene prima dell’esibizione della bravura.
MA DOPO TUTTI QUESTI ANNI PERCHÉ SONO ANCORA QUI?
Questa è una domanda interessante.
Perché gli Incognito hanno attraversato decenni di mode musicali, trasformazioni del mercato discografico, cambiamenti tecnologici e generazioni di ascoltatori senza perdere la propria identità.
La risposta sta probabilmente in una combinazione di fattori: la continuità garantita da Bluey, la capacità di rinnovare la formazione, la qualità degli arrangiamenti e soprattutto una fortissima dimensione dal vivo.
Gli Incognito non sono una band che vive soltanto dei propri dischi. La loro musica è fatta per il palco.
E quando una band riesce a portare sul palco energia, precisione, improvvisazione e divertimento, il pubblico tende a tornare.
Per questo continuano a costruire un seguito internazionale molto solido e a registrare numerose date con forte partecipazione. Naturalmente non significa che ogni singolo concerto sia sempre sold out: dipende dalla città, dal tour e dalla sala. Ma la continuità del pubblico internazionale è una delle ragioni per cui il progetto è ancora così vivo.
In fondo è semplice: se esci da un concerto con la sensazione di esserti divertito, ma anche di avere ascoltato musicisti veri, probabilmente quella band la vuoi rivedere.
Sono perfetti per chi dice: «Io il jazz non lo capisco».
Benissimo. Non devi capirlo.
Ascoltalo.
Non devi conoscere la differenza tra bebop e hard bop. Non devi sapere che cosa sia una scala modale. Non devi possedere un impianto hi-fi grande come un armadio.
Devi solo lasciarti prendere.
Poi, se dopo il primo ascolto ti viene voglia di capire come fanno a ottenere quel suono, ancora meglio. Hai appena aperto una porta.
E SE DECIDESSI DI NON ASCOLTARLI?
Nessun problema. Sei libero.
Però potresti andare incontro a conseguenze piuttosto spiacevoli.
Potresti passare una settimana ascoltando musica che sembra progettata per accompagnare l’attesa al CUP. Potresti sviluppare una misteriosa allergia alle linee di basso. Potresti partecipare a una festa e battere le mani fuori tempo, compromettendo per sempre la tua reputazione.
E soprattutto potrebbe succedere una cosa terribile.
Un giorno, mentre sei in macchina, qualcuno mette Always There.
Tu fai finta di niente. Poi muovi un piede. Poi l’altro. Poi ti ritrovi a canticchiare. A quel punto è finita. Sei diventato uno di noi. Hai scoperto gli Incognito.
COME ASCOLTARLI
Metti le cuffie. Scegli un momento nel quale non devi fare altre cinque cose contemporaneamente. Parti da Always There.
Non cercare di capire tutto. Ascolta il basso. Poi la batteria. Poi la voce. Prova a seguire il modo in cui gli strumenti si incastrano tra loro.
Dopo passa a Still a Friend of Mine e poi a Don’t You Worry ’Bout a Thing.
E soprattutto ascolta una cosa molto semplice: quello che succede al tuo corpo.
Se il piede comincia a muoversi, non è un problema medico. È il groove.
CONCLUSIONI
Se pensi di non amare il jazz, gli Incognito potrebbero essere un ottimo modo per scoprire che forse semplicemente non avevi ancora trovato quello giusto per te.
E se invece il jazz lo ami già, allora probabilmente non hai bisogno di molte spiegazioni.
Metti gli Incognito nelle cuffie, alza il volume e lasciati portare dal groove.
Poi torna qui e dimmi una cosa: qual è stato il primo brano che ti ha fatto muovere il piede?
Ascolta Incognito – playlist by luigibon – su Sporify























