Quanto sei fan di Prince? The Artist? tAfkaP? Love Symbol?
Se ti ricordi tutti e quattro questi nomi e ne sai altri, tantissimo!
Per i fans più accaniti non sarà stata una sorpresa l’uscita di Timeless, magari sono stati un po’ sorpresi della data di uscita, magari se lo aspettavano prima dell’estate.
Sicuramente aspettavano qualcosa per commemorare il decimo anniversario dalla scomparsa del loro beniamino. Ed ecco che è arrivato Timeless, è uscito venerdì 28 agosto 2026.
The Artist Formerly Known As Prince era nato a Mineapolis il 7 giugno del 1958 ed è morto, un mese e mezzo prima di compiere 58 anni, il 21 aprile del 2016 nella sua residenza di Paisley Park alle porte di Minneapolis, una settimana dopo aver suonato dal vivo al Fox Theatre di Atlanta, ricordate questa data e questo luogo.

Timeless era un disco atteso, qualche volta rimandato. Un disco per commemorare ma anche per festeggiare. Un disco non solo per gli intenditori. Le undici tracce percorrono tutta la carriera dell’artista del Minnesota. Una scelta insolita per una raccolta, ma in questo caso l’essere didascalici è una cosa che ho apprezzato molto. Sembra quasi che la decisione dell’ordine della pubblicazione delle canzoni, corrisponda alla volontà di accompagnare l’ascoltatore dagli esordi di Prince fino all’ultimo concerto.
Attraversiamo in un disco quattro decenni, e almeno altrettanti stili di composizione. Come spesso accadeva i brani sono suonati quasi in toto dallo stesso autore.
Mi fa pensare che questo disco sia stato costruito come un banchetto, dove la frutta e il dessert ci permettono di salutare chi ci ha invitato con dolcezza.
Si inizia con I Am You del 1977, che probabilmente non aveva trovato posto nel disco d’esordio, For You.
Ma ci racconta molto bene gli inizi funky.
Sorprende Tick, Tick, Bang, in questa versione del 1981 con un arrangiamento rock che si spinge quasi al punk, anche perché la versione apparsa in Graffiti Bridge (album del 1999) è del tutto diversa, da non sembrare nemmeno la stessa canzone.
Gli anni ’80 sono rappresentati da Heaven (1985), che potrebbe sembrare un brano escluso da Purple Rain, probabilmente il disco di maggior successo di Prince, forse proprio perché i brani contenuti in quell’album sono uno più bello dell’altro. Prosegue I Wonder (1989), carina, ma forse carina non è abbastanza per entrare nello standard delle uscite di quegli anni.
With This Tear (1991) e Stone (1995) sono recuperati dalle sessioni di registrazione degli anni novanta.
Pare che With This Tear fosse stata pensata per Céline Dion, e io dopo averla sentita non faccio che chiedermi: “se l’avesse cantata l’artista canadese avrebbe potuto replicare il successo planetario di Nothing Compares 2 U, cantata da Sinead O’ Connor?”
Calabama (2003) e The Guilty Ones (2007), sembrano costruite per divagazioni solistiche per lasciare spazio alla band durante i concerti.
La chiusura dell’album è affidata a due brani che vogliono lasciare il buon gusto dell’ascolto nelle orecchie.
Bestest Friend con arrangiamenti di fiati e piano godibilissimi che non vorresti mai smettere di ascoltare e poi la vera Chicca di tutto il disco, vi ricordate? 14 aprile 2016, Fox Theatre Atlanta? Ecco. Piano e Voce. Senza risparmiarsi. E quando pensi che solo una settimana dopo sarebbe morto… ho i brividi.
Forse questa versione di How Come You Don’t Call Me Anymore – live in Atlanta è proprio il dolce più buono che potreste ascoltare alla fine di questo disco.
Tracklist:
1. I Am You – 1977
2. Tick, Tick, Bang – 1981
3. Heaven – 1985
4. I Wonder – 1989
5. With This Tear – 1991
6. Stone – 1995
7. Calabama – 2003
8. The Guilty Ones – 2007
9. Bestest Friend – 2012
10. How Come You Don’t Call Me Anymore? – live, Fox Theatre, 14 aprile 2016






















